Zio Pietro venne di là, dal bosco umido e brillante; scese dalle roccie come una Deità montana, cieca e forte come le pietre, solenne e mite come gli elci eretti al puro cielo del mattino.
Melchiorre Carta saliva la montagna, ritornando al suo ovile.
[incipit]
Il gatto invece, che aveva fame, venne fuori dalla mangiatoia coi baffi impigliati in una ragnatela e alcuni fuscelli di paglia tra il pelo arruffato, e si sfregò sbadigliando sui piedi di zio Pietro; poi lo precedette a piccoli passi, facendolo ogni tanto inciampare.
Dal mare saliva l’aurora aranciata e i gridi delle gazze attraversavano l’aria quieta.
Siamo tutti nati per soffrire, per portar la nostra croce.
Pietro
Ella [zia Bisaccia] dice che, finché ha dei figli fuori del carcere, e le verrà rubata qualche cosa, non dubiterà mai d’altri...
Uno dei figli di zia Bisaccia
All’alba si assopì e Paska gli tornò vicina, soave e tenera; il piccolo viso splendeva, le labbra calde e rosse si posavano sulle sue con infinita, infinita dolcezza. Era il torpore strano dei meriggi sulla montagna, la luce intensa e la dolcezza snervante del sole, la carezza delle erbe, il susurro della selva e del vento.
Perché l’anima della donna è uno stagno, nelle cui profondità dormono mostri che un lieve soffio può destare.
Il vecchio della montagna, Grazia Deledda
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